ITINERARIO IN INDONESIA

LA MIA INDONESIA



















Alla fine ci sono riusciti. Ho opposto una ferma resistenza, ma infine sono riusciti a caricarmi di forza sull’aereo di ritorno. Un poco come nel film “Mediterraneo”, ho cercato di nascondermi, di “disertare”, poiché innamorato della mia Vassilissa, l’isola di Gili Air e in verità un po’ di tutta l’Indonesia.

L’Indonesia è il più grande stato-arcipelago del mondo con oltre 17.000 isole! In quelle abitate convivono pacificamente religioni, lingue e culture molto diverse. In questa mia prima visita dell’Indonesia, in agosto quando è inverno nell’emisfero meridionale, mi sono concentrato per due intense settimane sulla scoperta delle isole di Giava, Bali e delle microscopiche isole Gili. Un viaggio talvolta stancante perché le distanze non sono brevi e occorrono diverse ore di spostamenti per raggiungere le varie attrazioni.


Cos’è in poche parole l’Indonesia che ho visitato? È un insieme di palazzi reali, piantagioni di thè, vulcani fumanti, maestose cascate, altopiani verdeggianti, villaggi isolati, templi antichi, barriere coralline, spiagge incantevoli, tradizioni culturali e religioni diverse. Soprattutto, è un popolo, quello indonesiano, estremamente pacifico, cordiale, sorridente, paziente in ogni circostanza (a parte il caso di un paio di donne che con prepotenza, all’ingresso di un tempio, mi hanno messo una banana in mano, sbucciata e con ordine di mangiarla e pagarla!). E senza falsa retorica, credo si possa affermare che essere felici con poco o semplicemente con quanto serve, stare immersi nella natura, vivere i tempi lenti è forse la lezione di vita più importante appresa da questo viaggio.


Dopo un lunghissimo volo con scalo a Doha, siamo atterrati nell’isola di Giava nella capitale Giacarta (la più popolosa al mondo con 42 milioni di abitanti) e subito ripartiti con un ulteriore volo interno per Yogyakarta, quindi subito una passeggiata lungo la Jalan Malioboro, la strada più famosa per lo shopping, i negozi di batik e il cibo di strada. A Giava, quasi completamente islamica, le donne musulmane sono molto libere, guidano e portano il velo talvolta solo per motivi estetici.


Le puoi vedere scorrazzare da sole sugli scooter con questi veli svolazzanti che sembrano mantelle da super-eroe, a dimostrazione che un islamismo moderato può esistere. Lo si vede anche già dallo stile di guida: nonostante il traffico caotico e infernale, tutti mostrano tantissima pazienza e tolleranza. A Giava, del resto, ho visto poche moschee e la chiamata del muezzin sembra lasciare il tempo che trova…

A proposito di traffico, ciò che sembra un disordine impossibile da gestire, è in realtà un caos perfettamente organizzato, che a Bali, l’isola dove i marciapiedi sono un optional, raggiunge il suo apice. Sono migliaia e migliaia i motorini (che a volte caricano intere famiglie di quattro persone) che invadono le grandi città, con lunghissime code ordinate per fare rifornimento di benzina. 



Duranti i lunghi spostamenti ho notato come sembra esistere una strada principale affollata da grossi camion che sorpassano “a pelo” i motorini, mentre ai lati della strada spopolano venditori di ogni cosa su improvvisate bancarelle e, ancora oltre, infinite risaie e campi da coltivare dove si intravedono le sagome di donne e uomini piegati sul terreno.

E a proposito di strade, mentre improvvisati vigili volontari si pongono sulla mezzeria, per qualche mancia da chiedere agli automobilisti di passaggio, regolando il traffico, respirando smog tutto il giorno e rischiando di venire falciati, tantissimo è lo street food, come in tutto il continente asiatico: infatti non è necessario avere una licenza o altro per vendere cibo e bevande, per cui chiunque può mettersi in strada e vendere arrosticini, frutta, etc. Ancora, ai bordi delle strade vivono e “lavorano” bambini che tagliano il bambù, mentre galletti corrono e saltellano sui rifiuti.



Soprattutto a Giava è bello vedere, nei giovanissimi come negli anziani, lo stupore e l’imbarazzo nell’osservare visi occidentali, persone bionde con occhi azzurri, cosicché sono loro stessi a chiederti di fare insieme un selfie o di farti una fotografia, talvolta invece te la fanno di nascosto. Questo è accaduto più volte, ma soprattutto in una passeggiata lungo la via principale di Yogyakarta, l’antica capitale della cultura e delle arti di Giava, dove dinastie buddiste, indù e islamiche si sono nel tempo succedute. 


Ricordo a Gili Air, mentre passeggiavo da solo nel centro dell’isola, un ragazzo mi dice “Ehy boss! I like your outfit”. “Thank you” gli rispondo e mi chiede “Where are you from?”. Quando dico dall’Italia sembra dire “ci avrei scommesso!”, e poi mi spiega che era per come ero vestito e per il look e lo style che mostravo…

Spostandoci a Bali, è l'induismo che scandisce la vita quotidiana, con la preparazione ogni giorno di piccole offerte di fiori, incenso e cibo. I negozi, i templi e soprattutto tutte le case hanno, una volta varcato l’ingresso sulla sinistra degli altari, più o meni sfarzosi dove vengono lasciate le offerte quotidiane preparate con fiori, incenso e anche qualcosa da mangiare, come riso, snack o frutta. E spesso sono i cani ad approfittare di questo cibo! In fondo, nella religione induista questo significa non solo fare un’offerta ma fare del bene anche ad un animale, così elevando il proprio Karma.


Di fatto, ci sono più altari che case: i luoghi di culto occupano non solo gran parte della vita quotidiana dei balinesi, con le loro offerte e la venerazione degli dei, ma anche dello spazio urbano con un’architettura “ingombrante” e ricca un poco come quella barocca per intenderci. A Bali ci sono tantissimi cani, scimmie, gatti e galli che convivono pacificamente, avendo probabilmente assorbito lo spirito di serenità della popolazione e della religione induista. Un’isola dalla forte identità e fascino dove sorrisi, accoglienza e natura convivono con turismo di massa e rifiuti.

Infine le isole Gili. Se Bali è l’isola dei cani, Gili air è quella dei gatti. Nelle isole Gili la popolazione è musulmana. Alle Gili non esistono auto o mezzi a motore. Ci si muove a piedi e in bicicletta ed è così piccola che per fare il giro completo basta un'ora!

Ecco 30 attività e attrazioni, come sempre in ordine sparso, che non potete perdere in un viaggio in Indonesia che tocca Giava, Bali e le isole Gili:

1. L’Indonesia è anzitutto templi, castelli e palazzi reali, quindi è un must visitare a Giava il tempio buddista di Borobudur, il tempio di Mendut, i templi di montagna Candi Sukuh e Candi Cetho, il complesso reale di Tamansari (il “Giardino del Sultano”, un complesso di spazi acquatici e mura antiche, con vasche da bagno reali, tunnel e una moschea sotterranea), il palazzo reale Kraton (e attuale residenza del sultano di Yogyakarta) costruito in stile tradizionale giavanese, e a Bali il tempio Ulun Danu Beratan sul lago Bratan, il tempio sul mare di Tanah Lot, il tempio di Tirta Empul con annesso rituale di purificazione, il Tempio Madre Besakih sulle pendici del Monte Agung e il palazzo d’acqua Tirta Gangga con giardini e piscine reali.

2. Immergersi in acqua per cercare le tartarughe, come già fatto alle Galàpagos, in Sri Lanka e in Oman, ed emozionarsi quasi alle lacrime mentre una tartaruga proprio accanto a me lentamente riemerge dal fondale per respirare, inspirando per quattro volte aria prima di inabissarsi nuovamente…

3. Un rafting di 3 ore lungo il Telaga Waja, fiume sacro che nasce dal Monte Agung, il vulcano più alto e sacro di Bali. Si pagaia nell’acqua chiara, osservando incantevoli panorami sulla giungla, scontrandosi sulle rocce (“pum-pum”), tra risate e risaie, passando sotto cascate e ponticelli di bambù schiacciando il corpo lungo il gommoncino per non sbattere la testa!

4. Partecipare ad un emozionante rituale sacro di preparazione del “canang sari”, la tipica offerta quotidiana dell'induismo balinese, come atto di gratitudine e devozione. Dopo essersi lavati le mani e indossato abiti puliti prima di toccare gli oggetti sacri, ci si siede e si prepara il cestino quadrato, intrecciando a mano le foglie di palma da cocco o di banano, inserendo petali di fiori freschi di diverso colore, ciascuno con un significato preciso e orientati secondo i punti cardinali in onore delle diverse divinità: bianco (a est) per il dio Shiva, rosso (a sud) per il dio Brahma, giallo (a ovest) per il dio Mahadeva e verde o blu (a nord) per il dio Vishnu. Un mucchietto di riso bianco viene posto sopra i fiori come simbolo di vita e prosperità. Un bastoncino d'incenso viene acceso e posizionato sull'offerta affinché il fumo trasporti la preghiera e la gratitudine verso il divino. Quindi, partecipare al rituale di purificazione, bevendo l’acqua e mettendola in parte sulla testa, alcuni chicchi di riso sulla fronte, altrimenti mangiati, un fiore di frangipane dietro l’orecchio e la preghiera verso l’altare…indescrivibile!


5. All’interno del centro PKP di recupero di soggetti svantaggiati, ascoltare, commuovendosi, la storia di una minuta e fragile, solo fisicamente, giovane donna indonesiana che ha vissuto l’inferno tra stupri in famiglia, tentativi di suicidio, divorzio (che in una società fortemente patriarcale è motivo di gogna sociale), e allontanamento per 16 anni della propria figlia strappata quando aveva appena pochi mesi di vita e capire come la resilienza e il coraggio possono portare a grande rivoluzioni personali.

6. Svegliarsi in piena notte, salire su un fuoristrada (ascoltando “Vieni da me” di Kekko dei Modà cantata in un discutibile ma apprezzabile italiano dall’autista indonesiano) e addentrarsi nel Parco Nazionale Bromo Tengger Semeru, uno dei parchi più famosi dell’Indonesia, fino ad arrivare alle pendici del vulcano Gunung Bromo, quindi scalarlo e passeggiare a 2.329 m lungo il crinale esposto della caldera, attendendo l’alba affacciati sulle viscere sulfuree di questo vulcano attivo, mentre le esalazioni, il vapore acqueo, il ruggito dei gas e il fuoco invadono il fondo del cratere, lo zolfo pervade l’aria e la luna piena illumina le nostre emozioni. Scendere quindi nella landa desolata e sabbiosa (il “Mare di Sabbia”) e camminare nella nebbia tra cowboy e 4x4 che sobbalzano sulla sabbia, mentre si costeggia il cono perfetto del vulcano Tengger e sullo sfondo la maestosità del Gunung Semuru (3.676 m), che esattamente ogni 5 minuti sbuffa un pennacchio di vapore bianco.


7. Ricevere un tradizionale massaggio balinese di un’ora nel silenzio completo, interrotto solo dalla pioggerillina e dai versi degli uccelli al tramonto, proprio come nei suoni bianchi che ascoltiamo al chiuso di una SPA di una città, ma in questo caso completamente veri e naturali.

8. Passeggiare lungo le immense distese di risaie di Jatiluwih (sito UNESCO), degustando l’acqua di una noce di cocco appena aperta con il machete, mentre i contadini che indossano il tradizionale cappello rotondo si danno da fare con vecchie motozappe nei campi assolati e allagati.

9. Dopo un percorso in motorino, percorrere a piedi un sentiero che conduce ad una serie di meravigliose e altissime cascate di circa 200 metri., le mistiche cascate di Madakaripura, le più alte di Giava, racchiuse in uno stretto canyon dalle ampie pareti rocciose circolari ricoperte di verde. Quindi, immergersi nelle sottostanti pozze d’acqua, osservando dal basso l’immensità della Natura.

10. Vivere due giorni in uno splendido resort, in cui alcune delle ville sono completamente senza mura per assaporare così suoni, umidità, insetti della notte sotto la zanzariera di un grande letto. Immersi nella giungla verdissima, tra bagni in piscina, massaggi e lente sieste sulle morbide chaise-longue poste sui terrazzi con vista panoramica, mentre i gechi si chiamano a vicenda emettendo forti suoni come quelli che potrebbe emettere un uccello di grande stazza!

11. Osservare le scimmie che si spulciano vicendevolmente nei pressi della Monkey Forest di Ubud.

12. Assaporare uno dei tanti prelibati piatti indonesiani a base di spezie piccanti, riso come se piovesse, uova, noodles, arrosticini e tanto altro.

13. Assistere ad uno spettacolo di bambine indonesiane danzanti. Nel ballo queste bambine truccatissime sembrano donne in miniatura e si muovono armoniosamente con mosse, gesti e mimiche facciali quasi ipnotizzanti.


14. Partecipare ad una food session, preparandosi tutti insieme alcuni piatti tipici indonesiani con l’assistenza di giovani cuoche.

15. Gironzolare in bicicletta in lungo e largo nell’isola di Gili Air, lasciandosi inebriare dal profumo della frutta fresca appena tagliata, attraversando il centro dell’isola, quello meno turistico, osservando tristemente i cumuli di spazzatura che brucia, e dove quasi nascoste le donne musulmane si occupano della casa e della prole, mentre i mariti lavorano nei numerosi ristoranti e alberghi.


16. Scattarsi una foto subacquea al centro del Nest, il famoso museo sottomarino di Gili Meno, circondato da inquietanti statue ricoperte di vegetazione e da pesci di tutti i colori.


17. Sorseggiare a Yogyakarta o a Bali un caffè Kopi Luwak “prodotto” dall’intestino dello zibetto, un animale a metà strada tra un furetto e un procione per via del suo corpo allungato e delle zampe corte, che mangia le bacche del caffè. Dagli escrementi raccolti e puliti viene fuori un caffè molto pregiato e costoso. Non mi esprimo, ma si dovrebbe fare una riflessione, sullo sfruttamento di questi dolci animali, spesso tenuti in gabbia, e dall’aspetto sedato...

18. Fare un’escursione sull’isola Menjangan (“l'isola dei cervi”), al largo della costa nord-occidentale di Bali, dove ammirare la barriera corallina mentre alcuni grandi cervi selvatici passeggiano sulla spiaggia di sabbia bianca, incuranti dei turisti.

19. Sorseggiare una Bintang, tipica birra indonesiana, di fronte allo spettacolo del tramonto nell’isola di Gili Air, mentre una band locale di musica live suona anche Vasco Rossi e Lucio Battisti, e sullo sfondo la sagoma scura del maestoso vulcano Monte Agung di Bali si rivela in controluce, colorando il cielo di sfumature rosa, arancioni e oro…



20. Sbirciare fugacemente il rituale di cremazione, sia esso collettivo in cui partecipano i parenti del defunto che non hanno il denaro per permettersi una cerimonia individuale, o appunto “personale”, bruciando pire la cui altezza identifica la classe sociale ed economica del defunto.

21. Dispensare, a piedi o in bicicletta, sorrisi alle dolci ragazze indonesiane, che ricambiano immediatamente con autentica cordialità.

22. Visitare lo storico ed autentico villaggio di Tenganan dove vivono i Bali Aga, la popolazione indigena originaria di Bali, custodi di tradizioni e culture che risalgono a un periodo precedente all'arrivo dell'impero induista. Qui le case e la struttura dei villaggi seguono una rigida simmetria geometrica. Il villaggio è considerato un microcosmo dell'universo e ogni regola serve a mantenere l'equilibrio cosmico, mentre si passeggia tra i galli colorati imprigionati in gabbie e gli artigiani che realizzano a mano curiosi calendari.

23. Fare snorkeling a Gili Air, in cerca di pesci palla, pesci trombetta gialli e altri pesci di tutte le colorazioni, resistendo alle correnti sottomarine non appena ci si spinge in mare aperto oltre la barriera, nuotando al rientro a pelo d’acqua per non danneggiare la barriera corallina, salvo poi sfregiarsi il ventre quando un’onda alle spalle ti sorprende (complice la bassa marea), il tutto mentre in lontananza si sente il muezzin richiamare i fedeli che sembrano distratti…



24. Alzare gli occhi e lasciarsi sorprendere dalla delicatezza dei fiori degli alberi di frangipane, palme, banani, mentre i raggi di sole filtrano tra le giganti foglie


25. Passeggiare dentro il fascino indiscusso dell’isola di Bali e in particolare a Ubud, con il suo cielo grigio, il turismo “spirituale”, i ristoranti e i pub alla moda, i negozi di artigianato locale, i turisti un po’ snob…

26. Ancora in tema di templi, un discorso a parte meritano, per la loro unica bellezza, la visita del Borobudur, il tempio buddista più grande al mondo, con le sue terrazze a gradini coronate da oltre 2.600 bassorilievi e 500 statue di Buddha, molte delle quali racchiuse all’interno di stupa traforati. E il Prambanan, il complesso templare induista più importante di Giava, dedicato a diverse divinità indù e ovviamente anzitutto a tre dei Shiva, Brahma e Vishnu. Questi templi ricoperti di sculture furono abbandonati in seguito alle eruzioni vulcaniche e successivamente distrutti dai terremoti, e poi sono stati con tantissima pazienza ricostruiti e restaurati.



27. Sorseggiare un thè, coltivato qui fin dai tempi del dominio coloniale olandese, ai margini di una verdissima piantagione (come avevo già fatto a Sao Miguel nelle Azzorre) a Giava o a Bali o una serie di infusi di colori diversi, in modo da gustare ogni spezia locale.



28. Visitare i mercati tradizionali a Yogyakarta o a Ubud, tra frutta esotica e animali sgozzati in bella vista, mentre i raggi di luce solare filtrano i buchi delle malridotte coperture del mercato.


29. Visitare la città di Solo, famosa per i suoi caratteristici tessuti artigianali batik.



30. A Gili Meno osservare sulla spiaggia le vasche per la protezione delle tartarughe marine, con esemplari di diverse dimensioni, curati e protetti prima di poter tornare in mare.

Visitate l’Indonesia!

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Costi per 3 persone tutto incluso: circa 10.000 euro

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