Ritorno in Africa, questa volta per esplorare la Namibia, ex colonia tedesca nell’Africa sud-occidentale, confinante con l’Angola, il Sud Africa, lo Zambia e il Botswana.
Un viaggio di 12 giorni a bordo delle nostre tre “caravelle fuoristrada”, la Nina, la Pinta (che guidavo come primo driver) e la Santa Maria, stracariche di attrezzatura per il campeggio e soprattutto di tanta gioia e voglia di esplorare questo paese in lungo e in largo. Un autentico “on the road” di 2.950 km tra la sabbia del deserto del Namib (il più antico deserto della Terra), le strade sterrate o di ghiaia (oltre il 90% della rete stradale namibiana non è asfaltata) e la steppa della savana, mangiando letteralmente la polvere delle “nuvole” che la Nina davanti a noi alzava per tutto il tragitto.
Ma vantando anche il nostro personale record di non avere bucato nessuna ruota (c’è chi ne ha bucate anche tre), di non avere cappottato, com’è successo ad altri (superato il limite di 80 km/h l’aderenza sullo sterrato va a quel paese…provare per credere!), di non esserci insabbiati, di non avere terminato la benzina o avere rotto i cristalli dell’auto per le pietre schizzate dalle altre auto (solo la targa della Nina è stata persa e poi recuperata).
Centinaia di chilometri senza incontrare a volte nessuno (la Namibia è il secondo paese meno popolato al mondo con 2,2 milioni di abitanti, di cui appena 464.000 residenti nella capitale Windhoek, e non più di 4 voli al giorno, perlopiù dal vicino Sud Africa), allietati solo dalle conversazioni con i nostri walki-talkie e dalle corse divertenti per arrivare nel luogo di pernottamento prima del tramonto. Oltre ad attendere al mattino presto gli orari di apertura per potere uscire dai camp, è stato infatti importante affrettarsi per entrare prima dell’orario di chiusura ed evitare di trascorrere la notte in auto nella savana...
Un viaggio a tratti faticoso, fatto di sveglie prima dell’alba (alle 5.00 di solito), di freddo (con temperature minime prossime allo zero la notte ed un’escursione termica anche di 30 gradi), di tende e lettighe, sedie e tavoli da smontare a mani nude, valigie e sacchi a pelo da caricare tutto sul fuoristrada per rimontare di nuovo tutto la sera prima del tramonto.

Ma è proprio così che volevo viverlo, dormendo nel sacco a pelo a contatto con la terra, ascoltando i versi striduli e agghiaccianti di iene e sciacalli che di notte si aggirano nel campeggio, magari rubando – com’è effettivamente successo – le scarpe lasciate fuori dalla tenda a qualcuno del nostro gruppo.
Un viaggio fatto essenzialmente di tre micro-mondi: quello del deserto e delle dune del Sossusvlei, tra le più alte al mondo; quello della Skeleton coast con i relitti di navi, la nebbia spettrale davanti la costa oceanica, i leoni del deserto e le otarie di Cape cross; e quello della savana, con l’Etosha National Park (grande quasi quanto la Sicilia, con i suoi tre storici campeggi a Namutoni, Halali e a Okaukuejo) dove fare i game drive (safari) alla ricerca di piccoli e grandi animali e dove ammirare albe e tramonti indimenticabili e cieli incredibilmente stellati della Via Lattea.
Con una sorprendente biodiversità e, in particolare oltre 300 specie di mammiferi, la Namibia è il paradiso per gli amanti degli animali. Ecco quelli che ho visto (o sentito nella notte…):
- giraffa
- elefanti
- zebre
- leopardo
- rinoceronte
- struzzo
- orice
- impala
- avvoltoi
- otarda nera
- varano
- agama (lucertolone)
- ninfa del corbezzolo (farfalla)
- leone e leonessa
- iene (solo sentite nella notte)
- sciacalli
- mangusta
- kudu
- gnu
- otarie
- springbok (specie di antilope)
- oltre a mucche, cavalli selvaggi, cani, gatti, capre, maiali, aironi e serpenti
Ecco 20 attività che non potete perdervi in un viaggio ‘on the road’ in Namibia:
1. Scalare prima dell’alba la famosa Duna 45 (alta 170 metri), affossando i piedi nella sabbia del sottile e vertiginoso sentiero lungo il crinale della duna, e osservare dal basso la maestosità della duna Big Daddy (alta quasi 400 metri)
2. Dormire in un villaggio Himba, tra capre e tipiche capanne circolari fatte di fango e letame, barattando magliette con artigianato locale, accendere il fuoco per cucinare un risotto allo zafferano al buio, con servizi igienici nella natura, lasciandosi ammaliare dai vorticosi balli delle meravigliose ragazze Himba, le “donne rosse del deserto” (sapevo già prima di partire che mi sarei “innamorato” della bellezza disarmante di una di loro), mentre i nostri figli giocano e ballano con i loro, o osservare l’eccentrica eleganza dei vestiti e dei copricapo delle donne Herero.
3. Assistere al tramonto al commovente spettacolo degli animali che si avvicinano alle pozze d’acqua, osservando le strategie di comportamento di elefanti, leoni e rinoceronti fino a tarda notte e poi cercare di fretta la propria tenda dopo avere incrociato da vicino uno sciacallo…
4. Regalare ai bambini cappellini, magliette, penne colorate e block-notes (dei convegni universitari!) e mostrare loro come si impugna una penna, immortalando il tutto in una prospettiva POV.
5. Guidare (a sinistra, continuando ad avviare i tergicristalli ad ogni curva o a mettere la freccia quando si vuole lavare il vetro…) un Toyota Hilux 2.4 di cilindrata (4x4) girando mezza Namibia per quasi 3 mila chilometri, tra strade sterrate con buche invisibili, animali che attraversano improvvisamente e tanta tanta polvere
6. Aggirarsi nella riserva di Cape Cross, dove una colonia di centinaia di otarie ozia al sole o si lascia cullare dalle onde dell’Oceano, tra litigi, versi bizzarri e odori nauseabondi.
7. Passeggiare lungo la Skeleton coast nei pressi di una miniera abbandonata, pranzare sulla bauliera a ribalta del pick-up e notare lì accanto l’impronta di un leone del deserto…
8. Fare la spesa ad Opuwo, mischiandosi agli abitanti locali e alle donne Himba che bardate con tanti ornamenti e con prosperosi seni scoperti pagano alle casse come tutti noi.
9. Osservare i relitti sulla Skeleton coast delle navi (come la Zeila) che si sono arenate, a causa della nebbia e delle secche, e notare vari cumuli di ossa umane
10. Aggirarsi nella Dead Vlei ai piedi della duna Big Daddy e osservare la perfetta desolazione degli alberi fossilizzati riflettersi sul terreno bianco di sale e argilla, circondati da maestose dune ocra che contrastano l’azzurro del cielo e il bianco delle nuvole: un paesaggio unico al mondo
11. Fare una passeggiata di un’ora dentro il Sesriem Canyon, profondo 25-30 metri, e riposare all’ombra di un albero prima di rimettersi in auto
12. Girare per la capitale Windhoek, lungo la Independence avenue, acquistando artigianato locale e osservando con ‘serenità’ le case protette da alti muri con fili elettrificati o i guardiani di parcheggi armati di mitra…
13. Scalare al tramonto la duna Elim (105 m) e osservare dall’alto gli orici che si radunano sotto le grandi acacie a forma di ombrello per affrontare insieme la notte
14. Fare una cavalcata ad Okakambe lungo sentieri e paesaggi lunari
15. Gustare una cena con specialità tradizionali e sorseggiare alla fine un bicchierino di Amarula, un liquore prodotto in Sud Africa, simile al Baileys irlandese
16. Gustare una fetta di torta alle mele presso la Mc Gregor’s Baker, come da tradizione tedesca
17. Fare una foto di rito sotto il cartello che segna il passaggio del Tropico del Capricorno (come quella fatta 18 anni fa in Ecuador nel punto in cui passa la linea immaginaria dell’equatore)
18. Azionare il 4x4 e divertirsi a rimbalzare tra buche e fosse nella sabbia, sperando di non impantanarsi
19. Osservare la finta pacatezza di un rinoceronte che, con il suo “cucciolo”, si avvicina lentamente verso l’auto e accelerare di colpo per fuggire ed evitare di essere caricati, o la vera pacatezza ed eleganza delle giraffe, salvo poi buffamente allargare le zampe anteriori per potere abbeverarsi nelle pozze, o l’attenzione che un gruppo di oltre 40 elefanti ha verso i “cuccioli” che rimangono indietro nella carovana, o l’armonica convivenza di springbok, zebre e gnù o, ancora, sorprendersi di fronte alla capacità delle termiti di costruire nidi piramidali alti diversi metri
20. Attraversare lo Spreetshoogte Pass (il passo più ripido della Namibia senza guardrail), mangiando un panino mentre si contempla l’orizzonte nel deserto.
Ciò scritto, non chiedetemi, per favore, se soffro il mal d’Africa.
Costo per persona tutto incluso: circa 3.300 euro



































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